n. 3 - Anno 2010
  

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Un pittore girovago tra i Sibillini:
Montemonaco e il Maestro di Rasiglia
di Matteo Mazzalupi

Il santuario di Santa Maria di Casalicchio, in territorio di Montemonaco, è una chiesetta di grande fascino, immersa nel verde della stretta valle dell’Aso appena fuori Tofe, che reca ancora, negli affreschi che ne rivestono le pareti, i segni visibili di una devozione antica. La prima testimonianza conservata è il ciclo che decora la cappella maggiore, datato 1441; si passa poi al Cinquecento, con i Misteri del Rosario che circondano la nicchia nella stessa cappella, ed infine al Seicento, l’epoca delle pitture nell’ultima campata della navata sinistra e di quelle intorno alla statua lignea rinascimentale di San Sebastiano nella navata destra. In questa occasione vorrei soffermarmi su un altro gruppetto di figure di santi e Madonne, che forse colpiscono meno l’attenzione del visitatore per le loro collocazioni un po’ periferiche. Si tratta delle immagini di Cristo benedicente, Sant’Agata e Santa Caterina d’Alessandria nel sottarco tra le due navate all’altezza della seconda campata, della Madonna col Bambino, Sant’Amico, San Michele arcangelo e Sant’Antonio abate nel sottarco tra prima e seconda campata della navata destra, di un altro Sant’Antonio abate nel sottarco tra seconda e terza campata, sempre nella navata destra, e del Volto di Cristo, due Madonne col Bambino, un Santo martire e una Santa (non più identificabili perché mutili) ed un San Bernardino da Siena con donatore sulla parete sinistra della chiesa, nella seconda campata. Evidentemente sono tutti ex voto, sebbene solo alcuni siano dotati di iscrizioni che ricordano i committenti: “OPUS GIENTILUTII ORNELI” sotto la Sant’Agata, “OPUS VAN(n)E IACOPUTII” sotto un Sant’Antonio (la scritta è oggi coperta dal ferro di una catena antisismica, ma si legge in alcune fotografie) e un frammentario “OPUS […]HA[…]” (forse “OPUS [Mic]HA[elis] […]”?) sotto l’Arcangelo. La formula usata, “opus …”, è insolita e potrebbe far pensare alle firme dei rispettivi autori, ma i dubbi svaniscono quando si osserva che tutti questi dipinti appartengono alla mano di uno stesso artista. Già don Giuseppe Crocetti, che pubblicò anni fa un utilissimo articolo sugli affreschi di Tofe, aveva riconosciuto in queste opere un sapore umbro: indicazione senz’altro giusta, che va specificata indirizzandosi però non verso Norcia, come pensava il Crocetti, bensì verso Foligno. Siamo infatti di fronte ad un’opera, e delle maggiori almeno per dimensione, del Maestro di Rasiglia. Con questo nome è stato battezzato da Filippo Todini l’autore di alcuni affreschi presenti in diversi luoghi dell’Umbria: le chiese di San Silvestro e di Santa Maria delle Grazie a Bevagna, Santa Maria della Vittoria a Fiamenga di Foligno, il castello di Montemolino presso Todi e, appunto, la chiesa di Santa Maria delle Grazie a Rasiglia, nella montagna di Foligno. In quest’ultimo santuario è stato individuato il nucleo più consistente di affreschi di questo pittore: sulla parete sinistra San Michele arcangelo (con accanto i resti di una Madonna col Bambino), la Madonna di Loreto, la Madonna dell’umiltà, la Madonna in trono adorante il Bambino e San Sebastiano, la Madonna di Loreto tra due immagini di Sant’ Amico; sulla destra i Santi Cosma e Damiano, il Crocifisso, San Gottardo con il committente, i Santi Antonio abate e Amico, un altro Sant’Antonio abate, la Madonna col Bambino, San Sebastiano tra due immagini della Madonna col Bambino. A questi va aggiunta la volta al di sopra dell’altare – presumibilmente l’unico intervento non votivo nella decorazione che ricopre per intero i muri – con le immagini di Cristo redentore e i quattro evangelisti (rimangono soltanto i due a sinistra). Ma altri affreschi ancora si possono aggregare al nome del Maestro di Rasiglia, pittore che – come spesso accade per gli artisti minori – è reso facilmente riconoscibile da certe caratteristiche che ricorrono quasi in ogni sua opera: il disegno marcato dei contorni, le espressioni malinconiche accentuate da grandi occhi a mandorla e spesse palpebre, i lunghi nasi diritti e le sopracciglia alte e regolari, gli sfondi ottenuti accoppiando senza soluzione di continuità pavimenti in marmo screziato e drappi con sottili intrecci vegetali. Oltre ad una Storia di San Benedetto staccata da San Claudio a Foligno, ora nel Museo della Città in Palazzo Trinci, e ad una Madonna col Bambino in Santa Maria delle Grazie (detta la Pittura) a Cesi, presso Terni, abbiamo un mazzetto di pitture in terra marchigiana che sembrano quasi tracciare il percorso che dalla Valle Umbra condusse l’artista nel cuore dei Sibillini:
- una Madonna della Misericordia, una Trinità ed una Sant’Agata ritrovate non molti anni fa dietro l’altar maggiore della chiesa della Santa Croce a Croce di Caldarola, staccate e collocate nei pressi della facciata, ancora inedite;
- una figura di Beato laico con ‘turbante’ in testa e rosario in mano in San Martino a Vestignano, sempre in territorio caldarolese, attribuita al pittore da don Angelo Antonio Bittarelli (io credo che questa figura, già creduta un San Leonardo, sia una delle rarissime immagini quattrocentesche del Beato Ugolino da Fiegni, probabilmente raffigurato anche da Carlo Crivelli nei polittici per la cattedrale e per San Domenico a Camerino, personaggio la cui presenza si spiegherebbe bene con la prossimità di Vestignano ai luoghi in cui il beato condusse vita eremitica);
- un’inedita e malridotta Madonna col Bambino in Sant’Agostino a Montefortino, sulla parete destra.
Sull’epoca in cui il Maestro di Rasiglia lavorò a Tofe non possediamo dati certi. La presenza di San Bernardino, morto nel 1444 e canonizzato nel 1450, ci dice che siamo nella seconda metà del secolo. Qualche ulteriore indizio cronologico si ricava dalle altre opere del pittore. I tre dipinti di Bevagna (dei quali ho potuto vedere soltanto l’affresco in San Silvestro) sono tutti datati 1462. La costruzione del santuario di Rasiglia fu autorizzata dal vescovo di Foligno nel 1450; la data 1454 si leggeva sotto la Madonna della Misericordia, di mano diversa da quella del nostro pittore, all’inizio della parete destra della chiesa: siccome l’intonaco del pannello coi Santi Cosma e Damiano si sovrappone a quello di questa Madonna, e siccome, procedendo verso la facciata, tutti gli affreschi vanno sovrapponendosi a quelli che si trovano più vicini all’altare, le pitture del Maestro di Rasiglia su questo lato devono datarsi a partire dal 1454 e non prima. Per ragioni di stile una datazione simile va riconosciuta alle figure della parete opposta. Per queste ultime abbiamo d’altronde un termine oltre cui non si può scendere, il 1467, data che un tempo si vedeva sotto il grande Sant’Antonio abate presso la facciata (insieme alla firma di Cristoforo di Jacopo da Foligno): poiché la sovrapposizione delle pezze d’intonaco si svolge in maniera assolutamente simmetrica alla parete di fronte, tutti i dipinti di questo lato andranno collocati entro il 1467. Rimane isolata la decorazione del presbiterio, che comunque immagino sia stata eseguita non molti anni dopo la costruzione dell’edificio, per non lasciare sguarnita la parte più importante della chiesa. In conclusione, considerata l’omogeneità dell’opera del Maestro di Rasiglia, mi sembra ragionevole restringere la sua attività, compresi dunque gli affreschi di Tofe, grosso modo al quindicennio tra l’inizio degli anni cinquanta e la metà dei sessanta (tanto più che l’affresco di San Silvestro a Bevagna del 1462 ha l’aria di un’opera tarda, ormai stanca).
La vera identità del Maestro di Rasiglia rimane ancora un mistero. Sotto la figura di San Gottardo a Rasiglia corre un’iscrizione che ricorda un “MAG(iste)R IOH(anne)S […]”: don Mario Sensi vi ha voluto leggere i resti della firma di un Giovanni Battista, che sarebbe da identificare con Giovanni Battista di Domenico de Riso da Foligno, e l’ipotesi ha raccolto ultimamente molti consensi. Questo pittore non è peraltro mai documentato nella sua città, ma è attestato soltanto a Perugia nel 1463, quando vendette ai Priori un’immagine della Madonna destinata al loro palazzo. Il suo radicamento a Perugia sarebbe confermato dal fatto di essere garzone del perugino Battista di Baldassarre Mattioli (ma il documento da cui questo legame risulterebbe, visto e velocemente citato un secolo fa da Umberto Gnoli, è oggi introvabile nell’Archivio di Stato di Perugia). Già queste informazioni inducono qualche sospetto. Il Maestro di Rasiglia lavorò soprattutto a Foligno e nei dintorni (Fiamenga, Rasiglia, Bevagna) ed è con evidenza un pittore di cultura folignate, legato essenzialmente a Bartolomeo di Tommaso. Accanto a questa componente, si può scorgere forse una parentela con Bartolomeo da Miranda, pittore originario di un borgo presso Terni che negli anni quaranta firmava in Santa Maria di Pietrarossa a Trevi una serie di Madonne col Bambino molto vicine a quelle del nostro artista; ma certo il Maestro di Rasiglia non ha che fare con la pittura perugina, né si conoscono sue opere a Perugia o nel suo territorio. Possibile che sia lui Giovan Battista di Domenico, folignate sì ma trapiantato a Perugia e di cui non v’è traccia nella sua patria? Tornando all’affresco di San Gottardo, si noterà che la figuretta del donatore in basso è affiancata dagli attrezzi del muratore: che sia proprio questo personaggio – il committente dunque e non l’autore, come già riteneva George Kaftal – il ‘mastro Giovanni’ dell’iscrizione? A ben guardare, subito dopo “IOH(anne)S” si distingue con sufficiente chiarezza una O: questo dettaglio, oltre ad escludere definitivamente la possibilità che si trattasse di un “Iohannes Baptista”, ci richiama le iscrizioni di Tofe e la loro singolare dicitura. Probabilmente il pittore aveva qui scritto “MAGR IOHS OPUS”, intendendo di certo “MAG(ist)R(i) IOH(anni)S OPUS”, “opera commissionata da mastro Giovanni”. Possiamo fare ancora un passo avanti grazie alla rarità dell’iconografia: Gottardo è un santo tedesco, dal culto inesistente in Italia centrale, dove la sua presenza sarebbe giustificata soltanto dalla devozione di un immigrato nordico. Ebbene, proprio a Rasiglia è documentato tra il 1453 e il 1457 un mastro tedesco, ‘magister Iannes Iannis de Amagnia’, che ha ottime probabilità di essere il personaggio che andiamo cercando. Quanto al Maestro di Rasiglia, attendiamo che nuove ricerche ci svelino finalmente la sua sfuggente identità.

 

Bibliografia minima

M. SENSI, Conflitti di giurisdizione in merito ad un santuario terapeutico di frontiera: S. Maria delle Grazie di Rasiglia, in ‘Bollettino storico della città di Foligno’, V, 1981, pp. 69-111.
F. TODINI, La pittura umbra dal Duecento al primo Cinquecento, Milano 1989, I, p. 171.
G. CROCETTI, Gli affreschi di S. Maria di Tofe in territorio di Montemonaco, in ‘Quaderni dell’Archivio Storico Arcivescovile di Fermo’, 15, 1993, pp. 45-47.
A. A. BITTARELLI, L’antologia pittorica, in Vestignano di Caldarola, Camerino – Pieve Torina 1995, pp. 110-111.
M. L. MORONI, in Arte e territorio. Interventi di restauro, a cura di M. Romano, Terni – Narni 2001, pp. 242-247.
Nicolaus pictor. Niccolò di Liberatore detto l’Alunno. Artisti e botteghe a Foligno nel Quattrocento, catalogo della mostra a cura di G. Benazzi e E. Lunghi, Foligno 2004, pp. 149 (E. LUNGHI), 169-171 (E. CECCONELLI).

M. MAZZALUPI, Il beato Tommaso da Tolentino, un polittico disperso e la cronologia di Boccati, in ‘Nuovi studi. Rivista di arte antica e moderna’, IX-X, 2004-2005, 11, p. 9 nota 33.

 


Maestro di Rasiglia, Sant'Antonio Abate, Tofe (Montemonaco, Santa Maria di Casalicchio

Maestro di Rasiglia. Madonna col bambino, Tofe (Montemonaco, Santa Maria di Casalicchio


Maestro di Rasiglia. Madonna col bambino, Tofe (Montemonaco, Santa Maria di Casalicchio


Maestro di Rasiglia, Beato Ugolino da Fiegni, Vestignano (Caldarola), San Martino


Maestro di Rasiglia, San Gottardo e Santi Antonio abate e Amico, Rasiglia (Foligno), Santa Maria delle Grazie