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NOTE DI
COPERTINA
Mentre vengono scritte queste note di copertina, mancano
pochi giorni all’apertura della mostra Gentile da
Fabriano e l’altro Rinascimento, che sarà inaugurata
allo Spedale di Santa Maria del Buon Gesù di Fabriano il
20 aprile, alla presenza del Presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi. Gentile potrà essere apprezzato da
un pubblico quanto mai ampio e finalmente ammirato, dopo
circa 600 anni, dalla sua città natale, che ben poche
occasioni e ancor meno tempo ebbe di conoscere in vita
il suo figlio più illustre e le opere che ne avevano
decretato la fama nelle più importanti città italiane.
Sarà grazie a questo straordinario evento culturale e a
questa occasione irripetibile che si potrà finalmente
rendere giustizia dei tanti luoghi comuni che hanno
segnato nel corso dei secoli, particolarmente quelli
moderni, la storiografia artistica e la fortuna critica
di Gentile da Fabriano, a lungo identificato con un
raffinatissimo, ma decadente interprete degli ideali
estetici che stavano sfiorendo nell’Autunno del
Medioevo. Ad un altro rinascimento si richiama invece,
intenzionalmente e con un’esplicita presa di posizione
critica, il titolo della mostra, che lascia intuire
quale possa essere il punto di vista prospettico da cui
i curatori, primi tra tutti Keith Christiansen e Andrea
de Marchi, proporranno di osservare e di rimeditare le
opere e lo stile di Gentile da Fabriano nel contesto
delle arti visive del primo Quattrocento. Si può
supporre, dai testi già pubblicati dei due grandi
studiosi e dalle anticipazioni comunicate dagli
organizzatori della mostra, che a finire sotto
osservazione saranno in particolare l’indole di
sperimentatore che Gentile non ha mai smesso di
esprimere nell’uso dei materiali e delle tecniche, la
sua indagine lenticolare del mondo visibile, con la
quale sembra volersi impadronire della pelle di tutte le
cose, per restituirne nell’immagine dipinta la
traduzione di un contatto diretto, sensoriale ed
emozionale. Saranno di certo esaltate le portentose
capacità di regia nel racconto visivo, che il pittore
fabrianese deve aver svolto con effetti sorprendenti e
spettacolari soprattutto nel grande formato dei quasi
interamente perduti cicli ad affresco. A questi si
riferisce la testimonianza dell’umanista ligure
Bartolomeo Facio, che scrive di una scena di tempesta in
mare, tanto verosimile da incutere terrore
nell’osservatore. Non mancherà un diretto riferimento ai
colpi di luce con cui Gentile spazzola gli spazi, sia
naturali, che costruiti dall’uomo. Come pure non passerà
inosservata la scelta di Gentile di non associare lo
spazio alla matematica, come nella costruzione
prospettica brunelleschiana, ma d’intrecciarlo così
intimamente con la luce, da legarsi in cordata al colore
d’atmosfera dei successivi pittori veneziani.
Chissà quanto altro ancora riserverà questa mostra agli
amanti dell’arte con le sue 120 opere, di cui 37
autografe di Gentile. Mancherà all’appello l’Adorazione
dei Magi degli Uffizi, opera assolutamente non
trasportabile per la straordinaria delicatezza pittorica
e per la complessità tecnica della carpenteria. Ma a
rappresentare il dipinto più famoso di Gentile, sarà
presente in mostra la tavola della predella conservata
al Louvre e raffigurante la Presentazione al Tempio, che
De Marchi nel catalogo propone di identificare con la
Purificazione della Vergine.
La città di Fabriano ha comunque rinsaldato il legame
con la pala Strozzi, grazie al recente restauro
dell’opera finanziato dalla “Faber”, azienda che ha pure
promosso una pregevole pubblicazione con un saggio
introduttivo di Christiansen e la documentazione di
tutto l’intervento, diretto da Alessandro Cecchi e
condotto da Nicola Ann MacGregor e Sandra Freschi. Alla
stessa équipe e allo stesso sponsor si deve anche il
restauro del Polittico Quaratesi, i cui risultati
potranno invece essere apprezzati dai visitatori della
mostra. Accanto a quelli ottenuti per il restauro del
cosiddetto Polittico dell’Intercessione, sponsorizzato
dalla “Indesit”, azienda ammiraglia della famiglia
Merloni.
Anche in questo fervore di mecenatismo, gli industriali
fabrianesi sembrano voler raccogliere l’eredità ideale
di Palla Strozzi, sicuramente nella acquisita
consapevolezza che la cultura, l’arte e il senso della
bellezza che storicamente le è connaturato, non possano
che elevare la qualità della vita, favorendo la crescita
armonica dei rapporti sociali e delle attività
economiche.
Francesco Maria Orsolini
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Gentile da Fabriano.
Adorazione dei Magi, 1423, Firenze, Galleria degli
Uffizi |