n. 2 - Anno 2006
  

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NOTE DI COPERTINA

Mentre vengono scritte queste note di copertina, mancano pochi giorni all’apertura della mostra Gentile da Fabriano e l’altro Rinascimento, che sarà inaugurata allo Spedale di Santa Maria del Buon Gesù di Fabriano il 20 aprile, alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Gentile potrà essere apprezzato da un pubblico quanto mai ampio e finalmente ammirato, dopo circa 600 anni, dalla sua città natale, che ben poche occasioni e ancor meno tempo ebbe di conoscere in vita il suo figlio più illustre e le opere che ne avevano decretato la fama nelle più importanti città italiane. Sarà grazie a questo straordinario evento culturale e a questa occasione irripetibile che si potrà finalmente rendere giustizia dei tanti luoghi comuni che hanno segnato nel corso dei secoli, particolarmente quelli moderni, la storiografia artistica e la fortuna critica di Gentile da Fabriano, a lungo identificato con un raffinatissimo, ma decadente interprete degli ideali estetici che stavano sfiorendo nell’Autunno del Medioevo. Ad un altro rinascimento si richiama invece, intenzionalmente e con un’esplicita presa di posizione critica, il titolo della mostra, che lascia intuire quale possa essere il punto di vista prospettico da cui i curatori, primi tra tutti Keith Christiansen e Andrea de Marchi, proporranno di osservare e di rimeditare le opere e lo stile di Gentile da Fabriano nel contesto delle arti visive del primo Quattrocento. Si può supporre, dai testi già pubblicati dei due grandi studiosi e dalle anticipazioni comunicate dagli organizzatori della mostra, che a finire sotto osservazione saranno in particolare l’indole di sperimentatore che Gentile non ha mai smesso di esprimere nell’uso dei materiali e delle tecniche, la sua indagine lenticolare del mondo visibile, con la quale sembra volersi impadronire della pelle di tutte le cose, per restituirne nell’immagine dipinta la traduzione di un contatto diretto, sensoriale ed emozionale. Saranno di certo esaltate le portentose capacità di regia nel racconto visivo, che il pittore fabrianese deve aver svolto con effetti sorprendenti e spettacolari soprattutto nel grande formato dei quasi interamente perduti cicli ad affresco. A questi si riferisce la testimonianza dell’umanista ligure Bartolomeo Facio, che scrive di una scena di tempesta in mare, tanto verosimile da incutere terrore nell’osservatore. Non mancherà un diretto riferimento ai colpi di luce con cui Gentile spazzola gli spazi, sia naturali, che costruiti dall’uomo. Come pure non passerà inosservata la scelta di Gentile di non associare lo spazio alla matematica, come nella costruzione prospettica brunelleschiana, ma d’intrecciarlo così intimamente con la luce, da legarsi in cordata al colore d’atmosfera dei successivi pittori veneziani.

Chissà quanto altro ancora riserverà questa mostra agli amanti dell’arte con le sue 120 opere, di cui 37 autografe di Gentile. Mancherà all’appello l’Adorazione dei Magi degli Uffizi, opera assolutamente non trasportabile per la straordinaria delicatezza pittorica e per la complessità tecnica della carpenteria. Ma a rappresentare il dipinto più famoso di Gentile, sarà presente in mostra la tavola della predella conservata al Louvre e raffigurante la Presentazione al Tempio, che De Marchi nel catalogo propone di identificare con la Purificazione della Vergine.

La città di Fabriano ha comunque rinsaldato il legame con la pala Strozzi, grazie al recente restauro dell’opera finanziato dalla “Faber”, azienda che ha pure promosso una pregevole pubblicazione con un saggio introduttivo di Christiansen e la documentazione di tutto l’intervento, diretto da Alessandro Cecchi e condotto da Nicola Ann MacGregor e Sandra Freschi. Alla stessa équipe e allo stesso sponsor si deve anche il restauro del Polittico Quaratesi, i cui risultati potranno invece essere apprezzati dai visitatori della mostra. Accanto a quelli ottenuti per il restauro del cosiddetto Polittico dell’Intercessione, sponsorizzato dalla “Indesit”, azienda ammiraglia della famiglia Merloni.

Anche in questo fervore di mecenatismo, gli industriali fabrianesi sembrano voler raccogliere l’eredità ideale di Palla Strozzi, sicuramente nella acquisita consapevolezza che la cultura, l’arte e il senso della bellezza che storicamente le è connaturato, non possano che elevare la qualità della vita, favorendo la crescita armonica dei rapporti sociali e delle attività economiche.

Francesco Maria Orsolini
 

   

Gentile da Fabriano.
Adorazione dei Magi, 1423, Firenze, Galleria degli Uffizi

 

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