n. 1 - Anno 2004
 

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UNO SCONTRO ARMATO IN UNA TAVOLA DEVOZIONALE GINESINA
di Luigi Maria Armellini

Il Quadro di S. Andrea, più noto come "Battaglia tra ginesini e fermani", denominazione popolare attribuita al dipinto quattrocentesco da tempo immemorabile sulla base di un particolare della scena ivi rappresentata, che ricorda una proditoria aggressione nella notte della vigilia di S. Andrea sventata da una fornarina, fu commissionato nella seconda metà del Quattrocento per ornare la cappella centrale sinistra del tempio agostiniano di San Ginesio, di giuspatronato comunale. Là avvenivano le celebrazioni annuali per le feste in onore del santo, ben a ragione compreso dai ginesini fra i comprotettori della loro patria per essersi mostrato, nell'immaginario collettivo della popolazione di quel tempo, particolarmente benevolo in due occasioni di grave pericolo delle libertà municipali. Una duplice apparizione, definita "bina" dal Salvi, col suo aspetto imponente, aggrondato, ieratico, sopra la torre della chiesa di S. Agostino, in quegli anni molto più alta di quanto non sia oggi, a causa dei danni del terremoto avvenuto nel 1799.
Per manifestare venerazione e gratitudine della comunità, fidente nella tutela spirituale del suo santo comprotettore, non v'era nulla di meglio, in mancanza di una chiesa ove praticarne esclusivamente il culto, che edificare una cappella il cui principale ornamento fosse costituito da una pala d'altare avente il duplice scopo di esprimere e la devozione a S. Andrea e, nel contempo, ricordare ai suoi fedeli uno dei due episodi dello scampato pericolo. L'espressione di sentimenti religiosi, non disgiunta dalle memorie storiche, fu quindi la fondamentale esigenza che indusse le autorità comunali a commissionare un dipinto rappresentante lo straordinario, prodigioso intervento dell'amica divinità, un fatto rimasto vivissimo per lungo tempo nella fantasia e nei conversari della popolazione ginesina.
Le dimensioni iperboliche, con cui è effigiato il santo, denotano evidentemente il carattere devozionale della pala d'altare, molto simile per questo aspetto a tante raffigurazioni della Vergine in cui l'augusta persona appare gigantesca in confronto ai fedeli che, numerosissimi, si affollano sotto il suo manto aperto a cercare protezione soprattutto contro le calamità naturali. Nulla di strano, perciò, che il dipinto la cui realizzazione fu affidata ad un artista di passaggio per San Ginesio, venisse denominato, per i motivi ricordati poc'anzi, il "Quadro di S. Andrea", intitolazione che certissimamente dovette essere adottata sia al momento della sua allogazione, sia in secoli successivi nei quali la "turba devota" dei fedeli ginesini si recava dinanzi all'immagine del Santo ad implorare celesti favori, celebrandone ogni anno la festa con i consueti riti cui prendevano parte anche le magistrature comunali. In due documenti dell'Archivio Storico di San Ginesio, appartenenti alla serie entrate / uscite del comune, il dipinto viene denominato "Quadro di S. Andrea". Significativa è la motivazione della seconda spesa (giugno 1875), quando un operaio viene chiamato a staccare la nostra pala per "ricavarne la fotografia".
Il Quadro di S. Andrea è un tipico esempio di quella che si definisce "pittura nelle Marche" e non "delle Marche" , una distinzione dovuta al fatto che la nostra regione, così come scrive Luigi Serra, non ebbe "attraverso i secoli uno svolgimento artistico proprio, unitario, organico, con propri centri di creazione ed elaborazione con opere concatenate fra loro da chiari e contigui legami, caratterizzate da propri inconfondibili accenti". L'autore della nostra tavola, era un artista di provenienza senese domiciliato elettivamente a Norcia ed appartenente ad un sodalizio del quale facevano parte anche Bartolomeo di Tommaso ed Andrea De Litio, di estrazione folignate il primo ed abruzzese il secondo, perciò non poteva non manifestare nel suo lavoro la particolare "koine" del gruppo d'appartenenza e di altri pittori come Paolo da Visso, che si trovava ad operare nell'orbita dell'artista più importante di quella società, vale a dire Bartolomeo di Tommaso. A tali motivi, pertanto, si deve una non lontana attribuzione della tavola all'artista vissano da parte del Vitalini Sacconi, condivisa ancora da qualche raro studioso. Nicola di Ulisse da Siena, questo il nome completo dell'autore del Quadro di S. Andrea, sul quale sono concordi molti critici d'arte di nota e chiara fama, certamente fu un pittore che non disdegnava commissioni anche lontane dalla sua abituale residenza, poiché pur avendo messo su famiglia a Norcia, lo troviamo spesso a lavorare nelle Marche e, se consideriamo che in gioventù, forse fino al compimento della maggiore età, abitava a Siena dov'era nato, si può verosimilmente credere che egli avesse un ben evidente spirito di artista non sedentario, spingesse frequentemente ad accettare incarichi di lavoro persino in Amandola ed a San Ginesio, in chiese di padri agostiniani, grazie forse a qualche valida aderenza all'interno di quell'ordine mendicante.
Più volte mi sono chiesto quali fossero le ragioni di natura socio - politico che spinsero le autorità municipali ginesine a commissionare, intorno alla metà del secolo XV, un dipinto per una cappella di giuspatronato comunale, cui fu affidato anche il compito di rievocare un evento bellico verificatosi quasi cento anni prima. Ebbene una risposta plausibile ho trovato nel desiderio di tener vivo, nei membri della popolazione il sentimento d'amor patrio, celebrato per il tramite di una specie di "ecole du coeur", che con l'efficacia delle immagini potesse educare tutti, anche gli indotti.
L'autore del Quadro di S. Andrea, che oggi si trova nella civica pinacoteca di San Ginesio, intitolata a Scipione Gentili, fu maestro se non "eccelso", certo di estremo fascino ed interesse, anche per i valori cromatici ed atmosferici manifestati in questa tavola che, sebbene ispirata ad un avvenimento reale, trasmette immediatamente quel valore di piacevole irrealtà caratteristico dello stile gotico nella sua più tarda sopravvivenza. Ed anche se gli intenti del pittore furono finalizzati alla provocazione di forti, drammatiche sensazioni, il risultato conseguito non è privo di un certo candore che conferisce alla composizione il carattere fiabesco, proprio di tante opere pittoriche quattrocentesche della nostra regione.
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