n. 1 - Anno 2004
 

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LA PIEVE-COLLEGIATA: UNICA TESTIMONIANZA DEL TARDO GOTICO EUROPEO NELLE MARCHE
di Tiziana Marozzi

Chiude la bella veduta della piazza, che nel 1475 si volle ‘mattonare di pietra cotta’ fino alla chiesa di S. Agostino, intitolata all’illustre concittadino Alberico Gentili (1552-1608) autore del De Jure Belli e professore di giurisprudenza a Oxford, dominante al centro con la rappresentazione del Guastalla, la splendida facciata tardo gotica della pieve collegiata di San Ginesio, con ai lati la torre civica ed il palazzo defensorale. Il nuovo imponente frontespizio della collegiata, unico esempio regionale di tardo-gotico europeo, fu realizzato nel 1421 dal bavarese Enrico Alemanno (Herrigo de Fapicho) per un compenso di duecento ducati d’oro, architetto già attivo nel Piceno, su incarico del pievano Porfirio Salimbeni di Camerino al tempo di papa Martino V (1417/1431), come documenta l’epigrafe apposta sul registro superiore del quarto prospetto della facciata. Nel contratto di allogazione (1) stilato in casa di un certo Buzi nel mese di marzo, sono descritti i particolari costruttivi, le caratteristiche dei materiali impiegati nell’esecuzione dell’opera e le modalità di pagamento (i primi cento ducati in tre rate con scadenza maggio/luglio/settembre; mentre il resto della somma “al fino de lu lavorero” con una dilazione di sei mesi per gli ultimi cinquanta ducati). Inoltre, nel contratto stesso si prevedeva che a coronamento del nuovo frontespizio fosse collocata, in cima, una scultura in pietra rappresentante la Madonna col Bambino, rimossa già nel secolo XVIII come documenta l’acquerello del Morichelli. Della preesistente chiesa romanica rimaneva il solo basamento con il portale strombato a centine leggermente decentrato. Dunque, lo stile tardo gotico del livello superiore della facciata – scompartita da sei lesene in cinque prospetti, disposti su due registri, ognuno dei quali ospita un arco gotico lavorato a rilievo in cotto, e completata da quattro nicchie decorate da colonnine a spirale ed un finestrone ad arco ogivale - non si sovrappose a quello romanico inferiore che denuncia origini più antiche. La pieve, fondata nel 1098 nel quartiere di Trensano, una delle nobili famiglie originarie del castrum, secondo gli storici locali, fu edificata sui resti un tempio dedicato al martire romano Ginesio, di cui residuerebbe la nicchia a destra del portale romanico. L’altare di tale nicchia, protetto ai lati da una balaustra ferrea, fu aggiunto nella metà degli anni Cinquanta del secolo scorso contestualmente alla demolizione del nartece ottocentesco, progettato dall’ingegnere fermano Carducci ed anteposto al portale nel 1840, il quale con ogni probabilità andò a sostituire quello a due archi, oramai fatiscente, fatto costruire nel 1367 da Rodolfo II da Varano che ancora si conservava nel secolo XVIII, come si evince dall’acquarello del Morichelli. Tale acquarello, conservato nell’ex convento agostiniano sede dell’Istituto Magistrale, offre anche la conformazione settecentesca della facciata romanico-gotica, che terminava con un timpano decorato da archetti rampanti e cuspide. Già nel 1398 il pievano Angelo Bussi aveva allungato la chiesa di “tre volte” aggiungendovi le tre absidi come chiaramente si evince dalla cripta nota come l’oratorio di S. Biagio. Nel 1433 il pievano Oliviero Paolo fece costruire il fonte battesimale e nel 1441 furono aggiunte da pievano Giacomo Berardi le porte laterali decorate “a fogliami scolpiti nel legno”, non più esistenti. Nel 1449 fu decorata l’abside con affreschi di cui non si è conservata alcuna traccia per volontà del capitano Trovarello di Paolo. Nel 1589 si aggiunsero alla navata centrale le cappelle di destra e fu rifatta la copertura con volte a crociera, giacché quella originaria a capriate era stata danneggiata da un incendio.
La chiesa, con pianta basilicale a tre navate e triabsidata, spartita dalle navatelle secondarie con archi di valico a tutto sesto poggianti su colonne e pilastri a fascio e ottagoni, conserva numerosi e pregiati dipinti e affreschi.
Entrando nella chiesa, - a sinistra dell’ingresso principale si trova un’edicola del ginesino Stefano Folchetti, mentre nell’altro lato è collocato il Battesimo di S. Ginesio del ginesino Domenico Malpiedi e vicino alla porta laterale cè la Madonna con Bambino ed il Santo Patrono in atto di suonare la ribeca, di ambito peruginesco. Di grande suggestione la splendida Crocifissione di ambito riminese-marchigiano, proveniente dalla vicina chiesa di S. Michele che funge da fondale dell’abside, ornata da un pregevole coro ligneo settecentesco di Francesco Amiliani. E’ affiancata a sinistra dalla Madonna della Misericordia (1485) di Pietro Alemanno da Gottweich e, a destra, dalla Madonna del Rosario di Simone de Magistris di Caldarola (1585). La tela dell’Alemanno fu commissionata dalla comunità ginesina come tributo alla Vergine Maria per la liberazione da una grave pestilenza e decorava la cappella della Madonna del Popolo edificata alla fine nel XV secolo in seguito alla demolizione della tribuna trecentesca eretta dal pievano Angelo Bussi.
Scendendo nella sottostante cripta, detta anche oratorio di S. Biagio che vi fu accorpato in seguito alla ristrutturazione trecentesca, mediante una scala che si trova presso la cappella dei Caduti della prima guerra mondiale, affrescata nel 1924 da Adolfo De Carolis con l’albero della vita accanto al quale è sistemata una Vesperbild quattrocentesca, si può ammirare il ciclo degli affreschi sulla vita di S. Biagio firmati da Lorenzo Salimbeni nel 1406. Dalla cripta si può uscire anche attraverso una porta che si apre davanti all’ex chiesa romanica di S. Sebastiano, oggi sede della pinacoteca civica, la quale nel 1564 fu ceduta dai canonici della collegiata ad uso del Monte Frumentario in compenso di un cero da consegnare al Capitolo nelle festività natalizie.
La pinacoteca, che si configura come una vera e propria galleria della pittura marchigiana , espone le opere più significative del Cinquecento e del Seicento lungo le cappelle della navata con i dipinti di Federico Zuccari, di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, di Simone de Magistris e Domenico Malpiedi.
A destra dell’altare maggiore, sotto la mensa del quale troneggia la grandiosa cassa ferrea contenente le reliquie dei due santi compatrioti Ginesio ed Eleuterio donate nel 1601 dal papa fanese Clemente VIII Aldobrandini , si apre la cappella di S. Pietro della famiglia Tamburelli. Impreziositi da un pregevole soffitto ligneo dorato ed intagliato a cassettoni, si conservano la Pietà e la Consegna delle Chiavi del Malpiedi, che ha decorato con una galleria di santi anche i pannelli rettangolari utilizzati come parapetto dell’organo sovrastante costruito da Morettini nel 1844. Alla stessa epoca dei lacunari appartiene la decorazione del pulpito ottagonale di stile romanico. Nell’adiacente sacrestia si trovano, inoltre, il ricchissimo archivio parrocchiale della collegiata e la cosiddetta “Stanza del Tesoro” in cui sono custoditi pregiati ostensori e reliquiari oltre a opere pittoriche provenienti da altre chiese ginesine, tra cui segnaliamo la Madonna e Santi del Folchetti e l’analogo soggetto di Giacomo da Recanati, una Madonna del latte proveniente dalla chiesa della Madonna della Neve, nonché una Crocifissione del De Magistris, questa serviva da fondale al Crocifisso ligneo, di ambito senese, del XV secolo, legato al noto episodio dei trecento ginesini esuli da Siena fautori del ripristino della signoria dei Varano ed esposto nell’omonima cappella. Quesa introdotta dall’Ultima Cena e da una scena della Via crucis di Simone De Magistris, a pianta ottagonale, fu costruita utilizzando i locali della SS. Annunziata del Capitolo Vecchio. Questa, ubicata a lato della terza cappella della navata laterale di destra, è contrapposta a quella della Madonna della Misericordia, eretta nel 1873 dopo la prodigiosa apertura degli occhi della Madonna dell’Ascensione del Malpiedi (proveniente dalla cappella del Suffragio).
Seguono le cappelle stuccate dell’Annunziata, con l’Annunciazione di Federico Zuccari affiancata dallo Sposalizio della Vergine e dalla Madonna che rivela l’autenticità della Santa Casa del Malpiedi, e della Madonna di Loreto con l’omonimo soggetto dipinto dal Malpiedi al pari delle laterali Natività di Maria e Visitazione. Seguono nella cappella dedicata alle Anime del Purgatorio la Resurrezione e la Pentecoste, sempre del Malpiedi. L’ultima cappella dedicata a S. Giuseppe, che fino al 1745 ha ospitato il Crocifisso ligneo ora in sacrestia, è decorata dal Pio transito di S. Giuseppe con ai lati la Battaglia di Lepanto e la Decollazione di S. Caterina D’Alessandria (1606) del ginesino Mercurio Rusiolo.
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