n. 1 - Anno 2004
 

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NOVITA’ DEL QUATTROCENTO A CAMERINO
di Francesco Maria Orsolini

Ad un anno di distanza dalla mostra Il Quattrocento a Camerino: Luce e prospettiva nel cuore della Marca, due eventi, uno di carattere documentario e l’altro espositivo, si aggiungono alla ricostruzione di uno tra i capitoli più suggestivi di quello che Roberto Longhi definì il Rinascimento umbratile.
Dopo il terremoto attributivo originato dalle nuove interpretazioni filologiche e dalle acquisizioni documentarie di Andrea de Marchi, Emanuela di Stefano e Matteo Mazzalupi, la decisiva scoperta di quest’ultimo di una quietanza di pagamento presso l’Archivio di Stato di Camerino, conferma l’identità tra il pittore Giovanni Angelo d’Antonio e quello che in via ipotetica era stato indicato come il Maestro dell’Annunciazione di Sperimento. A questi Andrea de Marchi aveva attribuito le opere più significative del catalogo di Girolamo di Giovanni che, considerato finora il vero magister della pittura camerte del ‘400, accanto a Giovanni Boccati, è stato “ricompensato” delle opere sin qui assegnate al cosiddetto Maestro delle Macchie, nonché de-gli affreschi del Maestro del Patullo.
Il documento rinvenuto da Matteo Mazzalupi fa parte degli atti del notaio Giovanni d’Antonio e certifica il pagamento di 10 ducati per la tavola commissionata a Giovanni Angelo d’Antonio da don Niccolò di ser Ludovico da Camerino, per la chiesa di San Lorenzo a Castel San Venanzio, presso Serrapetrona, e ivi ancora collocata. Nell’atto, datato 12 novembre 1452, il pittore è indicato come magister Johannes Antonii alias de lu Paczo de castro Bolognole. Nativo di Bolognola, Giovanni Angelo era figlio di Antonio di Domenico, detto il Pazzo e nel borgo appenninico ha eseguito con certezza almeno due opere: l’edicola affrescata di Villa Malvezzi e la pala dipinta per la chiesa di San Michele Arcangelo, commissionata dal notaio Giovanni Borgarucci. Quest’ultima, che non era stato possibile presentare alla mostra del 2002 per le precarie condizioni di conservazione, è ora esposta alla Pinacoteca civica di Camerino, dopo un restauro eseguito dallo Studio Bartoli di Roma e finanziato dal Comune di Camerino, dalla Soprintendenza delle Marche, da quella del Polo Museale Romano, dal Museo Nazionale di Palazzo Venezia, che ha concesso l’opera
in prestito temporaneo. Prima di entrare a far parte della collezione di Palazzo Venezia, la pala è stata interessata da numerosi passaggi di proprietà, a partire dal primo del 1855, quando il parroco della chiesa e il comune di Bolo-gnola cedettero la pala alla collezione Caccialupi di San Severino Marche.
L’opera, che sarà in esposizione con un ampio e approfondito corredo didascalico fino al 19 ottobre 2003, rappresenta la Madonna in trono col Bambino e angeli, tra San Giovanni Battista, San Fortunato, San Nicola da Bari e San Michele. L’interesse del dipinto è dato in particolare dall’essere la prima opera documentata di Giovanni Angelo d’Antonio, databile alla metà del quarto decennio del ‘400, quando prevalgono ancora le influenze di Beato Angelico e soprattutto di Filippo Lippi, rispetto a quelle che, negli anni immediatamente successivi, dimostreranno un orienta-mento sempre più marcato verso le ricerche luministiche e prospettiche di Domenico Veneziano e Piero della Francesca, fino alle suggestioni padovane che si riflettono nelle o-pere della maturità.