n. 1 - Anno 2004
 

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EDITORIALE
a cura di Tiziana Marozzi e Francesco Orsolini

E’ un vecchio problema, quello di provare a definire l’identità delle Marche e dei suoi abitanti per via anche della sua storia di agglomerato di comuni e ancor prima di comunanze che resistono per secoli a ogni prevaricazione di poteri estranei ed in quanto sede dello Stato Pontificio fino ad Ottocento inoltrato. Intanto questi non si sono raccontati molto, anzi sono rimasti volontariamente nell’ombra, e poi, in effetti, il panorama è abbastanza composito e differenziato: una prima, orribile, distinzione esiste fra le fantomatiche ‘Marche pulite’ del Nord e le ‘Marche sporche’ del Sud. A parte tutto, è vero che per accenti e attitudini, gli abitanti della provincia di Pesaro sembrano gravitare più verso la Romagna, e quelle dell’ascolano verso l’Abruzzo; ma anche tra i paesi dell’interno e quelli della fascia costiera, con una spiccata vocazione al turismo, c’è una bella differenza di storia e mentalità. Più chiusi, forse, i primi, conservatori anche in politica, antichi sotto ogni punto di vista, e più disposti agli scambi e aperti ai flussi di tutti i tipi i secondi.
Identit@’ Sibillina Arte Cultura e Ambiente fra Marche e Umbria risponde all’esigenza di valorizzare e promuovere il patrimonio artistico, ambientale e storico-culturale dell’area giuridicamente definita dall’Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini, istituito nel 1993, che costituisce più della metà del territorio della provincia di Macerata, e confina con il Sud delle Marche arrivando ad Arquata inglobata - caso limite della regione - anche nell’area protetta dei Monti della Laga. Lungo tale fascia di confine marcata dai Monti Sibillini, fortemente antropizzata sin dall’età preromana dai Piceni, ben rappresentati dall’ansa di Belmonte con il Signore dei Cavalli scelta come logo della rivista stessa, si sviluppa una civiltà dai confini culturali non altrettanto definiti, per antonomasia ‘sibillini’, il cui spessore storico-culturale è stato spesso sottovalutato anche dalla critica più qualificata, che invece sono stati decisivi per la formazione della nostra identità, dove si avvicinano sovrapponendosi culture diverse degli Umbri e dei Piceni, dei Romani e dei Benedettini che si avvertono anche nelle difformi e complesse testimonianze figurative di un patrimonio tanto ricco quanto parcellizzato e di difficile lettura complessiva.
Il Sud delle Marche possiede, infatti, un patrimonio di beni culturali che con le sue abbazie, rocche, borghi medievali e ville neoclassiche non ha nulla da invidiare al Palazzo Ducale o alla rocca di S. Leo. Ne costituiscono esempi clamorosi l’Abbazia di SS. Vitale e Ruffino presso Amandola, la Villa Pelagallo di Porto San Giorgio, la Fortezza Malatesta di Antonio da Sangallo, la rocca di Acquaviva Picena di Baccio Pontelli, il teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno del settempedano Ireneo Aleandri e a quello fermano del moglianese Giuseppe Lucatelli.
Con quest’inedita iniziativa editoriale s’intende legare la ricerca alle esigenze turistiche delle realtà territoriali spesso ignare delle proprie potenzialità culturali perché il ricchissimo patrimonio artistico e culturale delle Marche si è sviluppato in secoli di storia, di vicende politiche, di rapporti tra gli artisti e la committenza, di mutamenti sociali, ed ha creato un mutamento apprezzabile dal visitatore attuale ed uno spirito particolare che caratterizza l’intero territorio e l’intera popolazione.
Dentro questo viaggio della memoria, tra le terre dei Monti Azzurri descritte da Giacomo Leopardi punteggiate di case a portata di voce e di paesini a portata di piedi, inizia la vera avventura dell’uomo moderno alienato descritto da Ennio Flaiano ‘Oggi le città sconosciute appaiono al viaggiatore come quartieri della sua stessa città mai visitati e di cui vale soltanto controllare le risorse di ospitalità e le offerte di piacere, non essendoci quasi mai tempo per vederle come mondi nuovi, per accostarvisi con una carica di meraviglia e di amore. Gli aeroporti sostituiscono le cattedrali, gli alberghi le abbazie, lo shopping la conoscenza….’
Il testo, corredato di un dossier interno significativamente dedicato a S. Ginesio che è stato insignito della bandiera arancione ‘quale borgo tra i più belli d’Italia’ed è la sede della stessa Associazione ‘Identità Sibillina’, è stato elaborato da una valida èquipe di studiosi ed operatori culturali composta da Mario Antonelli, Luigi Maria Armellini, Anna Maria Corbo, Paolo Cruciani, Guido Garufi, Laura Linfozzi. Fabio Mariano, Annalisa Paoloni e Pepe Ragoni.