EDITORIALE
a cura di Tiziana Marozzi e
Francesco Orsolini
E’ un vecchio problema, quello di provare a definire
l’identità delle Marche e dei suoi abitanti per via
anche della sua storia di agglomerato di comuni e ancor
prima di comunanze che resistono per secoli a ogni
prevaricazione di poteri estranei ed in quanto sede
dello Stato Pontificio fino ad Ottocento inoltrato.
Intanto questi non si sono raccontati molto, anzi sono
rimasti volontariamente nell’ombra, e poi, in effetti,
il panorama è abbastanza composito e differenziato: una
prima, orribile, distinzione esiste fra le fantomatiche
‘Marche pulite’ del Nord e le ‘Marche sporche’ del Sud.
A parte tutto, è vero che per accenti e attitudini, gli
abitanti della provincia di Pesaro sembrano gravitare
più verso la Romagna, e quelle dell’ascolano verso
l’Abruzzo; ma anche tra i paesi dell’interno e quelli
della fascia costiera, con una spiccata vocazione al
turismo, c’è una bella differenza di storia e mentalità.
Più chiusi, forse, i primi, conservatori anche in
politica, antichi sotto ogni punto di vista, e più
disposti agli scambi e aperti ai flussi di tutti i tipi
i secondi.
Identit@’ Sibillina Arte Cultura e Ambiente fra Marche e
Umbria risponde all’esigenza di valorizzare e promuovere
il patrimonio artistico, ambientale e storico-culturale
dell’area giuridicamente definita dall’Ente Parco
Nazionale dei Monti Sibillini, istituito nel 1993, che
costituisce più della metà del territorio della
provincia di Macerata, e confina con il Sud delle Marche
arrivando ad Arquata inglobata - caso limite della
regione - anche nell’area protetta dei Monti della Laga.
Lungo tale fascia di confine marcata dai Monti
Sibillini, fortemente antropizzata sin dall’età
preromana dai Piceni, ben rappresentati dall’ansa di
Belmonte con il Signore dei Cavalli scelta come logo
della rivista stessa, si sviluppa una civiltà dai
confini culturali non altrettanto definiti, per
antonomasia ‘sibillini’, il cui spessore
storico-culturale è stato spesso sottovalutato anche
dalla critica più qualificata, che invece sono stati
decisivi per la formazione della nostra identità, dove
si avvicinano sovrapponendosi culture diverse degli
Umbri e dei Piceni, dei Romani e dei Benedettini che si
avvertono anche nelle difformi e complesse testimonianze
figurative di un patrimonio tanto ricco quanto
parcellizzato e di difficile lettura complessiva.
Il Sud delle Marche possiede, infatti, un patrimonio di
beni culturali che con le sue abbazie, rocche, borghi
medievali e ville neoclassiche non ha nulla da invidiare
al Palazzo Ducale o alla rocca di S. Leo. Ne
costituiscono esempi clamorosi l’Abbazia di SS. Vitale e
Ruffino presso Amandola, la Villa Pelagallo di Porto San
Giorgio, la Fortezza Malatesta di Antonio da Sangallo,
la rocca di Acquaviva Picena di Baccio Pontelli, il
teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno del settempedano
Ireneo Aleandri e a quello fermano del moglianese
Giuseppe Lucatelli.
Con quest’inedita iniziativa editoriale s’intende legare
la ricerca alle esigenze turistiche delle realtà
territoriali spesso ignare delle proprie potenzialità
culturali perché il ricchissimo patrimonio artistico e
culturale delle Marche si è sviluppato in secoli di
storia, di vicende politiche, di rapporti tra gli
artisti e la committenza, di mutamenti sociali, ed ha
creato un mutamento apprezzabile dal visitatore attuale
ed uno spirito particolare che caratterizza l’intero
territorio e l’intera popolazione.
Dentro questo viaggio della memoria, tra le terre dei
Monti Azzurri descritte da Giacomo Leopardi punteggiate
di case a portata di voce e di paesini a portata di
piedi, inizia la vera avventura dell’uomo moderno
alienato descritto da Ennio Flaiano ‘Oggi le città
sconosciute appaiono al viaggiatore come quartieri della
sua stessa città mai visitati e di cui vale soltanto
controllare le risorse di ospitalità e le offerte di
piacere, non essendoci quasi mai tempo per vederle come
mondi nuovi, per accostarvisi con una carica di
meraviglia e di amore. Gli aeroporti sostituiscono le
cattedrali, gli alberghi le abbazie, lo shopping la
conoscenza….’
Il testo, corredato di un dossier interno
significativamente dedicato a S. Ginesio che è stato
insignito della bandiera arancione ‘quale borgo tra i
più belli d’Italia’ed è la sede della stessa
Associazione ‘Identità Sibillina’, è stato elaborato da
una valida èquipe di studiosi ed operatori culturali
composta da Mario Antonelli, Luigi Maria Armellini, Anna
Maria Corbo, Paolo Cruciani, Guido Garufi, Laura
Linfozzi. Fabio Mariano, Annalisa Paoloni e Pepe Ragoni.
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