n. 1 - Anno 2004
 

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ARCHEOLOGIA NEL MACERATESE
SCAVI E REPERTI PREISTORICI E PROTOSTORICI NELLE AREE LIMITROFE DELLA PROVINCIA:

I CASI DI PIEVETORINA, MUCCIA E L’ALTA VALLE DEL FIASTRONE
di Paolo Criciani

Nell’alto Maceratese sono stati finora pochissimi, in via generale, gli scavi archeologici condotti con criteri scientifici e, di conseguenza, piuttosto scarsi i reperti venuti alla luce per quanto riguarda la sua più remota civiltà. Anche se il problema delle eventuali dinamiche insediative nel territorio del Fiastrone resta tuttora da approfondire, è ipotizzabile che non siano stati molti gli stanziamenti umani: le zone di montagna non offrivano certo —per la loro conformazione geofisica nonché per il clima non certo mite— adeguate speranze di vita, ma allo stato presente delle indagini non possiamo del tutto escludere possibilità di presenza umana anche nella parte alta della vallata.
I pochi scavi condotti sistematicamente sono limitati alle aree di fondovalle, quelle ovviamente più interessate dalla frequentazione umana. I siti archeologici più vicini alle zone della nostra indagine sono Maddalena di Muccia e Pievetorina.
A Maddalena di Muccia furono rinvenuti tra il 1962 e il 1965 alcuni manufatti in ossidiana, altri in terracotta con grossolane decorazioni a crudo (ditate, unghiate, pizzicato, grossi punti, cerchietti, il tutto distribuito in ordine casuale), oggetti in osso, oltre che resti di animali di allevamento e di cacciagione, la cui analisi ha condotto ad una collocazione cronologica fra il 5760 e il 5255 a.C. (Neolitico); uno dei reperti più interessanti tra quelli emersi nel corso di questo scavo è uno scheletro di donna di circa 1,50 m. di altezza, uno dei rari brachicefali riferibili a questo periodo conosciuti in Italia. A Pievetorina, in frazione Lucciano, da scavi effettuati tra 1970 e 1974, venne alla luce un insediamento neolitico in gran parte distrutto ed alterato dallo scavo delle fosse sepolcrali di una necropoli picena. Al di sotto di tale insediamento fu trovato uno strato, riferibile al periodo mesolitico, con scarsa industria litica comprendente fra l’altro punte doppie a due dorsi (tipo Sauveterre), triangoli, semilune e trapezi. Si tratta dunque di reperti certo non abbondanti e localizzati nella valle del Chienti, ovvero la zona pedemontana, sensibilmente più bassa ed “abitabile” rispetto all’alta valle del Fiastrone.
I reperti venuti alla luce nella prima metà del Novecento a Fiastra sono stati invece frutto di rinvenimenti del tutto casuali: presso Casigno, nelle vicinanze del bivio che dalla frazione Poggio di Fiastra conduce a Fiegni, furono rinvenuti nel 1922 un’anfora fittile verniciata in nero ed un’emisfero bronzeo con protome di Minerva galeata, databili all’Eneolitico, poi trasferiti nel Museo Archeologico Nazionale delle Marche. Nei pressi della frazione fiastrense di Colle, vicino al ponte del Rio, una cava di ghiaia rivelò tra il 1946 e il 1950 abbondante materiale archeologico, andato poi distrutto e disperso; a San Lorenzo al Lago, nell’imminenza dell’invaso del bacino lacustre, durante i lavori per lo scavo del bacino stesso nel 1950, si rinvennero tracce di una necropoli riferibile all’età ellenistica con resti umani, manufatti bronzei e fittili, parte di una oinochoe alto-adriatica nonché una statuetta muliebre, identificata con Giunone Regina e datata al III secolo a.C. Le ceramiche, di impasto grigio depurato, presentano tracce di ingubbio o vernice nera, mentre gli oggetti metallici sono una punta di lancia e un paio di cesoie in ferro, ed un vasetto in lamina di bronzo Attualmente, quanto resta di questi importanti reperti (alcuni oggetti risultano dispersi) è custodito nel Museo Civico Archeologico di Camerino.
Queste scoperte hanno aperto una pagina nuova sulle origini della presenza umana nella valle del Fiastrone. E’ da pensare, quindi, che una campagna condotta con criteri scientifici possa far anticipare di molto la relativa cronologia ed offrire nuovi, decisivi contributi ai fini di una più approfondita conoscenza del territorio nelle ere più remote.
I territori di Acquacanina e Bolognola non sono stati ancora, almeno per il momento, indagati dal punto di vista archeologico. Occorre, nel caso di Bolognola, riferire al riguardo di non meglio specificati “oggetti litici di era ancora imprecisata” che vi sarebbero stati casualmente rinvenuti negli anni Settanta. Riferito da Domenico Francesconi in Bolognola: Storia - Testimonianze - Documenti (Macerata, 1982), il dato in questione, nei cui confronti lo stesso studioso nutre un sostanziale scetticismo, non può assumere valenza storico-archeologica: a trenta anni di distanza esso non è stato infatti ancora verificato o pubblicato, e nè qualcuno, a parte il tuttora anonimo autore della scoperta, ha potuto vedere materialmente i reperti. La contiguità territoriale tra le zone di Bolognola e soprattutto di Acquacanina con quella di San Lorenzo di Fiastra, non tralasciando i dati oggettivi rappresentati della differenza di altitudine e delle relative condizioni climatico-ambientali -–è il caso di Bolognola— non permette di escludere del tutto che anche questi territori possano essere stati oggetto di frequentazione umana in età preistorica e protostorica.
Dei Piceni, civiltà di ancora controversa origine, fiorita durante l’età del Ferro (IX-III secolo a.C.), non si hanno tracce nella valle del Fiastrone, mentre qualche reperto ad essi riconducibile è stato portato alla luce nelle vicinanze di Pievebovigliana, nell’attigua valle del torrente Fornace (anticamente Bovellianum): si tratta della ben nota stele di Fiordimonte (fine IV secolo a.C.), recante un’iscrizione destrorsa, probabilmente il timpano di un sacello o di un sepolcro.
Lo scavo archeologico di Pievetorina ha portato alla luce una necropoli picena (datata al Piceno III, ovvero al periodo tra il 700 ed il 580 a.C.) sovrapposta ad una preesistenza insediativa mesolitica. Inoltre, ancora nelle vicinanze della valle oggetto della nostra ricerca, occorre citare, di nuovo in territorio di Pievebovigliana, un insediamento sulla sommità del monte San Savino, risalente al V secolo a.C., con resti di strutture murarie e di un piano pavimentale oltre a numerosi frammenti ceramici, mentre la frazione di San Maroto (località Gagliesi) ha rivelato manufatti fittili datati da Boccanera all’ultima età del Ferro, oltre a sepolture forse riferibili ad età preromana.
La romanizzazione del Piceno avvenne tra il III e il I secolo a.C.; gli insediamenti romani di comprovata origine risultano tutti in posizioni di fondovalle (per approssimarci all’area della nostra indagine, Pievebovigliana e San Maroto), poiché si poneva come condizione necessaria la prossimità alle principali vie di comunicazione. Numerose tracce di presenze romane si contano lungo le direttrici viarie della Salaria e della Flaminia; le valli più interne, nel caso specifico quelle del Fiastrone e la parte più alta di quella del Fornace, sembrano essere state meno frequentate perché, allora, prive di sbocchi viari. Ai già citati rinvenimenti di Pievebovigliana e di San Maroto si sono aggiunti, in quest’ultima località, alcuni indizi che potrebbero suggerire una frequentazione del luogo in età romana: tracce di una probabile pavimentazione stradale, resti di un impianto fognario ed un otre in terracotta di grandi dimensioni, oggi custodito all’interno della base del campanile nella chiesa romanica di S. Giusto; si tratta comunque di zone la cui “romanità” è più direttamente documentabile. La valle del Fiastrone presenta, in tal senso, una lettura notevolmente meno agevole. La già citata statuetta muliebre rinvenuta nell’invaso del lago di Fiastra (III secolo a.C.) potrebbe essere un manufatto erratico, così come gli elementi lapidei nella cripta della chiesa di S. Marco in Colpolina (Fiastra, frazione San Marco: si tratta delle colonne che separano le navatelle della cripta, il cippo di reimpiego per l’altare della stessa, oltre a tre pezzi romani riutilizzati come acquasantiera nella chiesa): l’oggetto liturgico è stato ottenuto con la giustapposizione di un capitello rovesciato in funzione di base, un frammento di fusto di colonna ed un bacino marmoreo. Come però detto per la Preistoria e Protostoria, la carenza di scavi nella zona della valle non permette per il momento di assumere posizioni definitive ma porge tuttavia il problema, quasi certamente, in chiave positiva.
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