n. 1 - Anno 2004
 

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L'ARCHIVIO STORICO COMUNALE
di Anna Maria Corbo

Per una corretta conoscenza della storia di una comunità le fonti primarie alle quali è indispensabile attingere sono principalmente quelle conservate nell'Archivio storico, nella Biblioteca e nella Pinacoteca. Di corredo ad esse possono considerarsi altre fonti collaterali e sussidiarie che si trovano presso privati o Enti ecclesiastici o monumenti cittadini.
Certamente in posizione primaria si pone l'Archivio storico di cui s'intende prioritariamente trattare sia per l'antichità della documentazione che per il coinvolgimento in tutti i problemi che interessano la comunità e che testimoniano del ruolo politico assunto dal Comune nei vari tempi.
La documentazione più antica, che risale al 1199, si conserva nella raccolta delle pergamene che costituisce il fondo diplomatico.
Fanno parte di questa raccolta, la cui unità è costituita dalla materia scrittoria adoperata, cioè la pelle animale, documenti diversi che vanno dagli Statuti alla concessione di privilegi da parte dì autorità imperiali, papali e feudali, ma ci sono anche contratti riguardanti acquisti e vendite di terre o di case. atti privati rogati dal notaio, figura che nel frequente mutare delle autorità politiche rappresenta costantemente la pubblica fides e quindi l'unica garanzia di validità giuridica degli atti.
La documentazione cartacea compare alla fine del secolo XIII (epoca del primo Catasto di San Ginesio) quando si trova però ancora usata contemporaneamente quella membranacea.
Scarsa è la testimonianza documentaria degli anni compresi tra la fine del '300 e la prima metà del '400 (particolarmente difficili in quegli anni i rapporti tra papi e feudatari), mentre di grande interesse si dimostra quella prodotta tra la metà del secolo XV e l'inizio del XVI, periodo che corrisponde al massimo splendore del Comune di San Ginesio.
Ne danno conferma le nuove costruzioni, l'aumento della popolazione, la presenza di artisti quali Pietro, Alemanno, Lorenzo di Alessandro, Stefano Folchetti e i fratelli Salimbeni.
Il 25 agosto, per la festa del patrono, oltre alle manifestazioni ludiche a cavallo per le gare dell'anello e della spada, si raccoglievano in San Ginesio tanti suonatori provenienti dai paesi limitrofi e anche da più lontano.
Dai documenti dell'Archivio si traggono notizie preziose per lo studio della tradizione musicale nel Maceratese.
Nel primo ventennio del '500 la situazione politica cambia repentinamente e inizia la decadenza del Comune di San Ginesio. Infatti, con l'inserimento dello Stato della Chiesa. promotore Giulio II, nel gioco politico internazionale di Carlo V e Francesco I, che guerreggiavano sulla terra italiana (si ricordi il Sacco di Roma del 1527 sotto Clemente V,II), cominciano le devastazioni e le imposizioni fiscali con conseguente impoverimento delle popolazioni. Nella seconda metà del secolo un altro motivo di turbamento grava sui ginesini sospettati di eresia luterana, tra i quali Matteo e Alberico Gentili, costretti all'esilio. Di Alberico, fondatore del diritto internazionale e fautore della pace nei rapporti tra i popoli mediante soluzioni arbitrali, si conserva in questo Archivio il testo degli Statuti cittadini da lui redatto nel 1577 e poi purgato nell'edizione a stampa del 1582. Anche Sisto V gravò pesantemente sulle Comunità maceratesi, già angustiate dal banditismo, dalla peste e dalla carestia, nonchè dalla tassa per le galere e per la difesa delle coste contro la minaccia dei Turchi che nel 1683 assedieranno Vienna. All'inizio del secolo XVII si verifica un importante avvenimento devozionale: nel 1601, per concessione del papa Clemente VIII, vennero trasferite dalla chiesa romana di S.Giovanni della Pigna alla Collegiata ginesina le reliquie dei martiri S.Ginesio e S.Eleuterio. In quella occasione il pittore Domenico Malpiedi dipingeva le grandi tele raffiguranti i due martiri, copie degli affreschi eseguiti da Giovanni Battista Pozzo nella chiesa romana di S.Susanna, collocate nelle navate di destra e di sinistra della Collegiata. Intanto proseguiva la curva discendente della storia ginesina: carestia di grano, contrabbando del medesimo, aumento del prezzo del pane. Il '700 si apre e si chiude con due disastrosi terremoti. Dal 14 gennaio 1703 continue scosse si fecero sentire in San Ginesio provocando danni alla torre comunale, alle logge del palazzo municipale e nella chiesa di S.Rocco. Del più disastroso terremoto del 28 luglio 1799 l'archivio conserva una dettagliata descrizione fatta dall'architetto Pietro Augustoni di Fano. Politicamente l'evento più traumatico del secolo fu l'occupazione napoleonica, di cui resta ricca documentazione manoscritta e a stampa comprendente moltissimi editti e testi legislativi. Anche il successivo periodo della Restaurazione pontificia (1815-1860) offre interessanti motivi di indagine riguardanti soprattutto i provvedimenti restrittivi relativi ai pubblici spettacoli che tuttavia appaiono abbastanza vivaci. Nel 1847 veniva istituita una società musicale detta Societa filarmonica del concerto di ottoni che nel 1872 diventerà la banda filarmonica cittadina con proprio regolamento. Caduto il potere pontificio nel 1870 il Comune di San Ginesio ebbe amministratori di elevato livello culturale, tra i quali si imposero il sindaco Aristide Morichelli, il suo stretto collaboratore il poeta dialettale Alfonso Leopardi e rappresentanti della nobiltà locale. Nel 1877 si inaugurava il teatro cittadino, intitolato a Giacomo Leopardi, con un'opera del maestro ginesino Vincenzo Bruti: “Addina ovvero Le nozze in Pasquella”, su libretto di Alfonso Leopardi. Il secolo XX si apriva con la mobilitazione del Comitato esecutivo per un monumento in onore di Alberico Gentili, commissionato allo scultore fiorentino Giuseppe Guastalla, e realizzato nel 1908 nella piazza centrale della cittadina. Dopo la prima e la seconda guerra mondiale profondi mutamenti avvennero nella società ginesina: alla nobiltà locale e al colto clero si sostituì la nuova classe dirigente di estrazione prevalentemente rurale la cui inadeguatezza culturale mise a repentaglio l'ingente patrimonio storico e artistico che i predecessori avevano raccolto e conservato.
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