n. 1 - Anno 2004
 

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ANTONIO SPARAPANE AUTORE DEL CICLO PITTORICO DI AMANDOLA
di Mario Antonelli

Che l’Appennino, nonostante l'asperità del territorio, non abbia mai rappresentato un diaframma invalicabile per la circolazione delle idee né tantomeno degli uomini, è da tempo un fatto incontestabile.
Tant'è che la sua massiccia presenza non ha impedito lo svilupparsi di un vasto repertorio di produzione artistica, le cui radici spesso si confondono per poi rinascere con caratteri affatto originali dall'innesto di culture autoctone.
Da tale quadro non giunge inaspettata quindi, la conferma che un ennesimo ciclo pittorico sia da ricondursi all'operosità di quei "piccoli maestri" che hanno connotato la cultura figurativa sviluppatasi sui due fianchi dell'Appennino.
Il ciclo di cui stiamo parlando è quello che appare al visitatore entrando nell'angusto vano al primo piano della torre campanaria, nella chiesa di S. Francesco ad Amandola. Foto 1
La composizione pittorica è inserita nell'architettura gotica caratterizzata dalla volta " a crociera", sulle cui vele sono raffigurati i quattro Evangelisti mentre sulla parete sinistra, l'unica completamente affrescata, campeggia l'Annunciazione compresa fra le immagini dei Ss. Giovanni Battista e Ludovico; a completare la superficie cromatica una Crocefissione, nel lunettone sovrastante. Nell'intradosso dell’unica monofora, fortemente strombata, un S. Bemardino da Siena si contrappone a S. Antonio da Padova. Nelle restanti parti lacerti di affresco fanno ipotizzare la presenza di altri santi fra cui un S. Nicola di Bari ed un S. Giacomo maggiore, identificato dal bastone viatorio e dal cappello. Nella lunetta di fronte all'ingresso l'imponente figura di S. Antonio Abate si adagia sulla complessa struttura del trono marmoreo. Infine l'esile immagine della S. Lucia, definita in alto da una cornice ad archi trilobi, conclude il ciclo pittorico di quella che in passato aveva funzioni di cappella, con la dedica appunto, all'Annunciazione.
Parlando dei "piccoli maestri", facciamo sicuramente riferimento alla bottega degli Sparapane da Norcia.
Cordella così definisce la loro arte: " E' loro il modo concreto e vernacolare di concepire scena e personaggi, l'apparecchio scarno, la pragmatica funzionalità devozionale, l'asciuttezza della composizione."
Tutti questi elementi si ritrovano puntualmente anche nel ciclo di Amandola: lo stile sobrio che impronta tutta la rappresentazione, la delicatezza degli incarnati ed i contorni sinuosi degli ovali dei volti, gli sfondi arabescati che chiudono i personaggi in una nicchia, i motivi decorativi eseguiti a stampo sulla veste dei santi.
Il paragone corre naturalmente alla teoria di immagini lungo le pareti della chiesa di S. Salvatore in Campi di Norcia (1464): il Lamento delle Marie sulla salma del Redentore ma particolarmente la stessa Annunciazione, qui divisa alle due estremità dell'iconostasi.
Un confronto ancor più calzante è però quello con gli analoghi soggetti in S. Maria Bianca di Ancarano, a poca distanza dalla prima chiesa, lungo la provinciale Norcia-Preci-S.Eutizio.
La parete di destra è suddivisa in due registri, in quello superiore si dispiegano le storie della vita di Maria, nell'altro immagini devozionali. Così le descrive l'autore della Guida in nota : " Le quattro scene superiori (Natività, Presentazione al Tempio, Annunciazione, Sposalizio) si richiamano alla lezione di Nicola da Siena e all'impaginazione di S. Maria di Piazza a Campi e di S. Scolastica a Norcia; ma qui il pennello è di Antonio Sparapane. Sotto il trono della Vergine col Bambino si legge la data 1476."
L'ipotesi suggerita nel saggio "Affreschi di Amandola" viene qui senza dubbio confermata: nell'impianto scenico, nella disposizione della Madonna, nell'arredamento della stanza, nell'angelo annunziante. Nessun dubbio quindi che la mano che ha affrescato S. Francesco di Amandola è quella stessa di Antonio Sparapane.
Significativa è la datazione dell'opera: 1476. Se consideriamo che dal gennaio 1477 al 1481 e successivamente fra il 1496 ed il 98 il Piceno e particolarmente Amandola, fu infestata dalla pestilenza e che tra il 1477 ed il 1493 il pittore terminava opere in S. Maria della Pieve, lasciate incompiute da Nicola da Siena e Bartolomeo Scarpetta, è da ipotizzare che il lavoro amandolese venisse eseguito prima del 1476 e probabilmente al ritorno dall’impegnativo lavoro in S. Francesco a Tuscania (1466).
Se a questo si aggiunge che nella cittadina picena lo stesso Nicola da Siena, maestro indiscusso del norcino, aveva eseguito nel 1463 un quadro per la chiesa di S. Agostino, è ipotizzabile che in questo lasso di tempo e cioè fra il '66 ed il '76 Antonio abbia compiuto il lavoro amandolese.
E’ infine da aggiungere che verosimilmente la committenza dell'impresa sia da ascrivere ad un lascito di privati e non all'Ordine minoritico, se in diversi documenti si confermano le ristrettezze in cui versava il convento ad " ... un secolo e mezzo dalla sua erezione..." (1463 ndr), tanto che nel Consiglio del 20 febbraio 1474 venne deliberato che i 40 travi occorrenti per riparare il tetto dovessero essere offerti dalle cinque contrade e se in un rogito del 1439 si scrive: "... et lu locho (convento ndr) non aj tanta intrata che ce pozza vivere li frati che ce sono...".
A conclusione, un testamento effettuato da Ser Cola di Ser Onofrio della famiglia Gualtieri ribadisce un lascito cospicuo al convento per una cappella in S. Francesco.
L'attività di illustratori della pietà popolare dovette essere quindi, per gli Sparapane, assai redditizia anche in queste contrade, considerando che, probabilmante, a loro debbano essere attribuite le immagini devozionali raffigurate lungo la parete esterna di S. Maria a pié d'Agello, a poca distanza da Amandola, lungo la provinciale per Fermo. Nel volto della Santa, a destra dell'ingresso, si ravvisano le stesse caratteristiche della S. Lucia in S. Agostino di Norcia, eseguita da Giovanni Sparapane nel decennio successivo alla metà del XV secolo, così pure stilemi simili definiscono la Madonna con in braccio il Bambino, subito accanto alla prima, in parte distrutta dall'apertura del portale d’ingresso.
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